I LUOGHI COMUNI SUGLI IMMIGRATI

Il tema delle migrazioni e degli immigrati è una delle questioni centrali del XXI secolo.

La RES Valdera ritiene importante prendere parte attiva alle azioni di accoglienza sul nostro territorio, sensibilizzando le persone a guardare i migranti come persone in cerca di una nuova vita, a cui possiamo e dobbiamo dare solidarietà e sostegno per diverse ragioni.


UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA

L'Occidente ha un debito pesante nei confronti dei migranti provenienti dall'Africa e dal medio oriente. L'intero XX secolo e la cronaca dei nostri giorni raccontano una storia di sfruttamento, prima coloniale, poi con la veste delle grandi imprese multinazionali, che si sono impossessate, con la connivenza di governi dispotici e corrotti, di fonti energetiche (petrolio), materie prime, fonti d'acqua e terre coltivabili, spesso per fornire a basso costo le merci nelle vetrine del mondo definito sviluppato. Lo sfruttamento e l'ingerenza per fini geopolitici, coniugati alle problematiche etniche e religiose 'endogene', hanno generato poi una serie di conflitti (Palestina, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria) che hanno investito la popolazione civile di quei paesi, senza colpa. L'estremismo islamico ha quindi completato l'opera.

Respingere i migranti, siano essi profughi o migranti economici, significa chiudere la porta dopo aver appiccato l'incendio con cui ci si riscalda tuttora.

 


UNA QUESTIONE DI SOLIDARIETA'

L’accoglienza dei richiedenti asilo è una dovere che ci deriva dalla convenzione dei diritti dell’uomo e dalla nostra costituzione. Solidarizzare implica la capacità di trasporre la nostra esistenza con quella di chi è meno fortunato di noi. Ci sono momenti della storia in cui manifestiamo una sorprendente incapacità nel farlo e guardiamo con sospetto, colpevolizzando, quanti oggi ripetono gesti e azioni che anni fa ci appartenevano e nei quali i nostri padri si sarebbero facilmente riconosciuti. Il fenomeno migratorio è la cartina di tornasole di questo nostro limite e quando ci imbattiamo con quanti lasciano la loro terra per motivi sociali, economici o bellici, facciamo fatica a rileggere le pagine del nostro passato e a ridare vita alla sofferenza dei nostri nonni che, come “migranti al contrario”, avevano percorso la medesima rotta.

Sono poco più di 5 milioni i cittadini stranieri residenti nel nostro Paese (8,3% della popolazione totale), numeri assolutamente ridicoli se paragonati a quelli degli italiani emigrati nel mondo che tra il 1876 e il 1976 furono almeno 24 milioni: italiani del Sud ma anche veneti, piemontesi e friulani partirono in treno o in nave alla ricerca di un futuro migliore.

 


UNA QUESTIONE DI SOSTENIBILITA' FUTURA

Tra il 2015 e il 2050, se le porte d'ingresso dei paesi europei restassero ermeticamente chiuse ai migranti, la popolazione italiana – sulla base dei tassi di natalità attuali - diminuirebbe di 8 milioni di unità (-13,5%), con una diminuzione di quasi un terzo della fascia di età potenzialmente attiva da 20 a 70 anni (-12,3 milioni) ed un aumento di 2/3 degli anziani oltre 70 anni (+6,5 milioni).

Un andamento simile sarebbe sicuramente insostenibile, perchè la riduzione della popolazione adulta e il deteriorarsi del rapporto tra anziani e popolazione attiva provocherebbero pesanti implicazioni negative per il bilancio pubblico e il sistema di welfare. Il risultato sarebbe una società 'invecchiata', senza più orientamento al futuro – caratteristica che deriva dalla consistenza numerica delle giovani generazioni; in breve una società condannata al declino e all'impoverimento.

 


Chi osteggia l'arrivo e l'inclusione degli immigrati nella nostra società lo fa adducendo il più delle volte motivi infondati, non basati su dati di realtà, che però fanno leva sulle paure delle persone, spingendole a chiudere la porta del cuore.

 

10 LUOGHI COMUNI CONFUTATI DA     MEDICI SENZA FRONTIERE

1) Ci portano le malattie! In realtà, migranti non rappresentano un rischio per la salute pubblica. Nel corso di oltre dieci anni di attività mediche in Italia, MSF non ha memoria di un solo caso in cui la presenza di migranti sul territorio sia stato causa di un’emergenza di salute pubblica. È anzi il loro stato di salute a peggiorare a causa delle difficili condizioni in cui si trovano a vivere una volta arrivati in Italia.

 

2) Li trattiamo meglio degli italiani! In realtà, il sistema d’accoglienza italiano è largamente insufficiente: più del 70% dei richiedenti asilo sono in strutture straordinarie, spesso con personale e servizi insufficienti, mentre 10.000 vivono in siti di fortuna al di fuori del sistema. I 35 euro al giorno stanziati dal Ministero dell'Interno vanno agli enti e associazioni che gestiscono complessivamente l'accoglienza, per pagare gli operatori, l’affitto degli immobili, i fornitori di beni di consumo, mentre solo 2,5 euro vengono corrisposti al richiedente asilo, per le piccole spese quotidiane. Questi fondi vengono peraltro stanziati in parte rilevante dall’UE.

 

3) Aiutiamoli a casa loro! In realtà, la comunità internazionale da decenni si pone come obiettivo di eliminare la fame e la povertà estrema ma, nonostante sforzi e investimenti, i risultati sono ancora insufficienti. Gli aiuti internazionali da soli non bastano a consentire il rientro a casa in sicurezza di chi fugge da conflitti, persecuzioni e violenza, e in alcuni contesti l’instabilità è tale che non esistono le garanzie minime di sicurezza per mantenere programmi di assistenza.

 

4) Ci rubano il lavoro! In realtà, non esistono studi che portino dimostrazioni inconfutabili al proposito. Al contrario, le analisi esistenti mettono in evidenza la scarsa “concorrenzialità” tra lavoro straniero e autoctono. Secondo il Ministero del Lavoro solo l’1,3% dei lavoratori italiani con laurea svolge un lavoro manuale non qualificato, mentre questa percentuale si alza all’8,4% nei lavoratori extra-comunitari. Inoltre, secondo l’INPS ogni anno gli “immigrati” versano 8 miliardi di euro di contributi e ne ricevono 3 in pensioni e altre prestazioni, con un saldo netto di circa 5 miliardi.

 

5) Vengono tutti in Italia! In realtà, la maggior parte dei migranti non si “imbarca” per l’Europa. Degli oltre 65 milioni di persone costrette alla fuga nel 2015, l’86% è rimasto nelle aree più povere del mondo: il 39% in Medio Oriente e Nord Africa, 29% in Africa, 14% in Asia e Pacifico, 12% nelle Americhe, solo il 6% in Europa. In Italia si trovano 118.000 rifugiati (ovvero 1,9 ogni 1000 italiani) e 60.000 richiedenti asilo. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per incidenza dei rifugiati sulla popolazione totale.

 

6) Sbarcano i terroristi! In realtà, la maggior parte degli affiliati ai gruppi terroristici coinvolti negli attentati in Europa erano già presenti sul territorio ed avevano (o hanno) la cittadinanza europea. Ci sono stati isolati episodi di richiedenti asilo coinvolti in attentati, ma nella stragrande maggioranza dei casi a bussare alle nostre porte sono persone vulnerabili che fuggono da guerre e violenza. I rifugiati non sono terroristi, ma vittime del terrore. Il vero rischio è la strumentalizzazione di queste paure.

 

7) Sono pericolosi! In realtà, sono più vulnerabili che pericolosi. Studi internazionali negano una corrispondenza diretta tra l’aumento della popolazione immigrata e le denunce per reati penali. Se sono molti i detenuti stranieri nelle carceri italiane (34%), ciò è dovuto a fattori precisi. Per esempio, a parità di reato, gli stranieri sono sottoposti a misure di carcerazione preventiva o controlli molto più spesso degli italiani.

 

8) Non scappano dalla guerra! In realtà, la distinzione tra rifugiati e migranti economici è una semplificazione. I motivi che spingono le persone a fuggire sono diversi e spesso correlati: guerre, instabilità politica e militare, regimi oppressivi, violenze, povertà estrema. Il diritto di ogni persona a chiedere protezione internazionale prescinde dalla nazionalità e dal paese di origine. A contare sono le cause della fuga, le persecuzioni subite o minacciate, la vulnerabilità e i bisogni di assistenza e cure mediche.

 

9) Sono tutti uomini giovani e forti! In realtà, la maggioranza delle persone che arrivano in Europa è rappresentata da giovani uomini perché hanno una condizione fisica migliore per poter affrontare un viaggio così duro, ma il numero di famiglie, donne e minori non accompagnati è in aumento. Secondo l’UNHCR, su circa un milione di persone arrivate in Grecia, Italia o Spagna via mare nel 2015, il 17% è costituto da donne e il 25% da bambini.

 

10) Hanno pure lo smartphone! In realtà, per chi fugge ed è costretto a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio, i cellulari sono beni di prima necessità: sono il mezzo più economico per stare in contatto con i propri familiari; permettono di capire dove ci si trova, attraverso la geolocalizzazione; servono a condividere informazioni fondamentali su rotte, mappe, pericoli alle frontiere, blocchi.

 


 Le organizzazioni che fanno parte della RESV ed altre che si sono appositamente aggregate allo scopo hanno ideato momenti di incontro sul tema delle migrazioni ed attività da realizzare insieme ai richiedenti asilo, tesi da un lato a comprendere le ragioni strutturali che stanno alla base dei movimenti migratori, i più intensi che l'umanità ha registrato nella sua storia, dall'altro a rompere la barriera che spesso si crea tra chi vive da tempo e chi arriva 'improvvisamente' in un dato contesto sociale.